Panettone atellano

Descrizione

Non ci crederete, ma il famoso Panettone di Milano lo ha “inventato” un lucano e più precisamente un Atellano.
Le cose, tra storia e leggenda, si sono svolte ai tempi della signoria di Ludovico Sforza , detto il Moro, duca di Milano dal 1494 al 1500.
A suo servizio c’erano Lucio Scipione Atellano con la qualifica di scudiero, Gian Giacomo o Giacometto de la Tela ( nome antico di Atella), scudiero ducale e Vincenzo de la Tela, consigliere personale del Duca (All’epoca, il cognome era costituito dal paese di origine, nel nostro caso Atella, in provincia di Potenza). Questi eminenti funzionari abitavano in un lussuoso palazzo , ancora oggi ben conservato, in corso Magenta, al civico 65, spesso frequentato anche da Leonardo da Vinci.

Gian Giacomo degli Atellani aveva un figlio, Ugo che era il falconiere prediletto dal Moro. Era un bel giovane assai piacente, oltre che facoltoso, destinato ad un conveniente matrimonio di corte. Amava, contrariamente alle aspettative e ai desideri del padre, la bella Adalgisa, figlia dell’umile fornaio di corte, Toni che abitava con la famiglia in un malmesso caseggiato popolare, sito al di là del muro che lo separava dalla lussuosa dimora di Ugo. Questi, poteva vedere la sua amata solo di notte e così, sistematicamente, al calar del buio, scavalcava la balaustra del balcone, superava il muro di cinta e si recava al forno di Toni per incontrare la bella Adalgisa. Quest’ultima la sera era sempre stanca, perché costretta a lavorare di più per la malattia di un garzone del padre. Ugo non si perse d’animo e, vestito con umili abiti, si presentò a Toni, ignaro della reale posizione del ragazzo, per farsi assumere come garzone. E così fu, per la gioia dei due innamorati.

Malauguratamente, gli affari di Toni cominciarono ad andare di male in peggio per l’apertura di un altro forno avvenuta nelle vicinanze. Bisognava, allora, inventarsi qualcosa per rendere il pane di Toni più buono per riacquistare i clienti perduti. Detto fatto, Ugo vendette, ovviamente all’insaputa del Moro, due bei falconi e con il buon ricavato comperò del burro che, durante la notte, aggiunse al tradizionale impasto, tanto da farne, in breve tempo, il pane più buono di Milano, per buona pace di Toni e della amata Adalgisa , la cui bottega veniva presa d’assalto giorno dopo giorno. Visto il successo, il temerario Ugo, dopo aver venduto altri due falconi, comperò, oltre al burro, anche un po’ di zucchero che venne aggiunto all’impasto già buono. Milano impazziva letteralmente per il “pane speciale” di Toni e la coda fuori dalla bottega era interminabile, tanto che, ogni notte, bisognava impastare sempre maggiore quantità di pane. Ugo e Adalgisa poterono finalmente pensare ad un futuro migliore, date le mutate condizioni economiche.

Sotto le feste di Natale, Ugo, con un vero colpo di genio, al “pane speciale” aggiunse uova, pezzetti di cedro candito e uva sultanina. Fu un successone. Tutta la Milano bene, in quei giorni di festa, passava dalla bottega di Toni per comperare quello che fu battezzato “pangrande”.
Anche a corte, il pane venne molto apprezzato, tanto che il Moro, durante uno dei soliti lussuosi banchetti, invitò i commensali ospiti a dare un none a questo pane miracoloso. La scelta fu semplice e quasi obbligata. Quello era semplicemente il “pan del Toni”, ossia il Panettone, da servire a tavola il grande giorno di Natale.

Dopo la consacrazione ducale, gli affari di Toni andarono alle stelle, tanto che, superate le ultime resistenze dei genitori, Ugo potette sposare la bellissima Adalgisa e vivere con lei felice e contento, grazie, appunto, al…panettone.

Info

  • Panettone atellano
  • zona del Vulture - Basilicata
  • IX secolo



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